Lotta all'evasione fiscale. Biondo: "In Calabria si fa ancora troppo poco. Con i fondi recuperati più servizi ai cittadini"

La lotta all’evasione fiscale e contributiva potrebbe rappresentare per i Comuni italiani una fonte inesauribile di entrate economiche che potrebbero essere restituite ai cittadini in termini di servizi e alleggerimento della tassazione locale. La UIL da diversi anni indica ai governi, la strada del contrasto incisivo alle evasione fiscale e corruzione, come percorso necessario e indifferibile, per il recupero di risorse da destinare, ad una riduzione strutturale delle tasse su lavoratori, pensionati e imprese.

L’impegno dello Stato nella lotta a questi mali della società italiana, non sempre è caratterizzato, però, da un’azione decisa e puntuale, attraverso le sue diverse articolazioni centrali e periferiche. In questi ultimi mesi, infatti, la compartecipazione dei municipi italiani al contrasto di questi fenomeni, introdotta per legge nel 2010, è andata via via scemando. In Calabria, rileggendo i dati del Ministero dell’Interno rielaborati dalla Uil, quella che emerge è la fotografia di un’amministrazione pubblica troppo spesso distratta davanti a questo impegno che, se correttamente applicato, riporterebbe a casa il 100% del montante irregolare accertato. Nella nostra regione solo il 2,2% dei Comuni ha avviato l’azione di accertamento delle “infedeltà fiscali”. Su 405 centri, infatti, solo 9 hanno attivato la procedura per la compartecipazione al contrasto dell’evasione fiscale. Nello specifico: 4 in provincia di Cosenza; 1 in quella di Crotone; 3 nel territorio della provincia di Reggio Calabria ed 1 in quella di Vibo Valentia.

Molto basso, poi, l’importo erogato dallo Stato e girato alle casse dei Comuni che hanno attivato la procedura prevista dalla legge. Il totale sfiora i 400 mila euro. La città di Reggio Calabria, pur registrando un calo rispetto al 2015, è apparso quello più virtuoso ed ha incassato oltre 280 mila euro.  Un buon risultato se lo si paragona, ad esempio, a quello ottenuto da Roma Capitale che nel 2016 non è andata oltre i 108 mila euro che piazza la Città dello Stretto all’ottavo posto della classifica dei Comuni italiani maggiormente virtuosi, davanti, fra le altre, a Bologna, Brescia, Firenze o Vicenza.

Irrisoria l’azione negli altri territori calabresi, con Crotone che spicca per il dato negativo: solo 7 euro incassati dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva dal Municipio di Isola Capo Rizzuto. A Vibo Valentia gli accertamenti hanno fruttato 50 euro, mentre Cosenza ha ricevuto 892 euro. Catanzaro, poi, non figura nelle statistiche del Ministero dell’Interno.

Questi dati sono assai deludenti se rapportati ai tassi, davvero assai alti, di evasione fiscale e di irregolarità lavorativa che sono presenti sul territorio calabrese. I Comuni, in una fase economica contrassegnata da un’elevata difficoltà per le casse comunali, devono fare molto in chiave anti evasione, non solo perché così si potrebbero recuperare risorse per ampliare i servizi ai cittadini o per abbassare le tasse al livello locale. Una lotta serrata all’evasione fiscale e contributiva, infine, in un periodo contrassegnato da un pesante taglio della spesa pubblica permette di ristabilire equità e giustizia sociale.
Santo Biondo, Segretario generale Uil Calabria

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