Sanità al collasso. La Calabria affidi la soluzione dei problemi nelle mani del Presidente della Repubblica Mattarella

La sanità calabrese è un malato terminale. I dati venuti fuori dal tavolo Adduce, tanto oggettivi quanto eloquenti, lo confermano finendo per avvalorare le nostre affermazioni sul fallimento delle politiche gestionali e sul mancato recupero delle istanze provenienti dal territorio da parte del sistema regionale. Il gap rispetto alle regioni più avanzate e virtuose si è accentuato. 
Il mondo famelico che ha ruotato attorno alla sanità, che è stato condannato in questi anni, continua a fare bivacco anche davanti alla presenza dell’attuale compagine governativa regionale.
I dati piovuti da Roma hanno confermato il completo fallimento della missione che la politica ed i governi regionali degli ultimi anni, compreso quello attualmente in carica, si erano imposti. Allo stesso tempo mettono in evidenza il grave insuccesso dell’azione commissariale che, durante la sua lunga stagione, non è riuscita a recuperare il debito e a mettere in efficienza il sistema. 
E’ incomprensibile, infatti, che il debito possa crescere, solo per fare un esempio, davanti ad una radicale razionalizzazione delle assunzioni. E’ evidente che gli sprechi sono da tutt’altra parte ed il sistema sanitario non ha mutato fisionomia e quella discontinuità promessa dalla politica non è ancora arrivata.
Una politica che, al di là dello scaricabarile sulle responsabilità per la mancata funzionalità del sistema sanitario regionale, ancora stenta a capire che questa macchina deve essere guidata con professionalità e competenza, attraverso una selezione manageriale che sia scevra da appartenenza politica o partitica.
In questo contesto ci sono delle chiare responsabilità politiche. Nella nostra regione gli ospedali sono in pessime condizioni, le nuove strutture sono ancora al palo, la rete dell’emergenza e dell’urgenza non è stata approntata, la rete territoriale non esiste. Non si capisce, poi, davanti allo stato comatoso della sanità regionale come possano essere stati assegnati dei riconoscimenti ai manager di settore.
Tutto ciò è la sintesi perfetta di quello che abbiamo sostenuto nella piattaforma rivendicativa che ha accompagnato la mobilitazione dello scorso 16 novembre davanti alla Cittadella regionale. 
Questa terra, dimenticata anche da una deputazione parlamentare sempre più attenta alle dinamiche di natura elettorale, ha urgente bisogno di trovare un garante che sia capace di porre un freno al degrado e al malaffare che impera nella sanità regionale. 
Per questo siamo convinti che la Calabria, se vuole perseguire il concreto risanamento del sistema sanitario regionale, non possa fare altro che rivolgersi al Presidente della Repubblica e chiedere al Capo dello Stato di diventare il garante di tutti quei cittadini calabresi che vogliono vivere in un Paese civile.
Santo Biondo, Segretario generale della Uil Calabria

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