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Violenza sulle donne, Biondo e Comi: "Necessaria una legge regionale per porre un freno a questo fenomeno intollerabile"

Le ultime vicende legate alla violenza sulle donne, con un numero purtroppo sempre crescente di episodi da cronaca nera, stanno suscitando un nuovo moto di indignazione nelle piazza della penisola. L’Italia sembra essere caduta dentro una spirale senza via d’uscita. Da Nord a Sud si susseguono le segnalazioni e, con rammarico, dobbiamo evidenziare che il fenomeno non riesce a trovare un freno normativo e istituzionale.

Secondo le ultime elaborazioni dell’Istat sui dati raccolti dal Ministero dell'Interno, infatti, sono state 149 le donne vittime di omicidi nel 2016 in Italia. Anche nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni. Oltre cento donne in Italia, ogni anno, vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle.

Ai femminicidi, poi, si aggiungono violenze quotidiane che sfuggono ai dati: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite e picchiate che non trovano la forza per denunciare il proprio carnefice. Quasi sette milioni, secondo i più recenti dati Istat, sono le donne che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso. 

E’ il tempo di porre un freno alla crescita senza controllo di questo fenomeno. Su questi continui ed inusitati episodi di violenza, quindi, ben venga l’intervento della Presidente della Commissione regionale pari Opportunità della Calabria, Cinzia Nava, che ha annunciato una serie di azioni per sensibilizzare al rispetto del prossimo, partendo da un’azione decisa da avviare nelle scuole, e una legge regionale sulla violenza di genere.

L’idea ci vede favorevolmente interessati. Perché quella che auspichiamo è una rivoluzione culturale, un cambio di prospettiva che è necessario avviare dalle nostre scuole: uno dei più importanti distretti culturali presenti nella nostra società. Per questo sosteniamo che sia indispensabile promuovere nei programmi scolastici l'educazione alle relazioni non discriminatorie e il rispetto del prossimo.

Bisogna aiutare le donne a saper riconoscere e denunciare la violenza domestica, turpi fenomeni caratterizzati da uno scopo comune: il dominio e controllo da parte del partner attraverso violenze psicologiche, fisiche, sessuali ma anche economiche.

Bisogna sostenere concretamente i centri antiviolenza, evitare in tutti i modi che queste esperienze possano disperdersi e, soprattutto, favorirne la nascita di altri. Bisogna creare occupazione femminile, perché, solo attraverso l’indipendenza economica dal proprio compagno, le donne potranno sentirsi libere di denunciare per non subire. 
Anna Comi, Coordinatrice Pari opportunità Uil Calabria
Santo Biondo, Segretario generale Uil Calabria

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